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Le piccole e medie imprese, secondo la definizione data dagli accordi di Basilea 2, sono tutte quelle con un fatturato compreso tra i 2,5 e i 150 milioni di euro; in Italia, costituiscono più del 95% delle aziende presenti sul territorio. Vista la loro importanza per l’economia nazionale, i finanziamenti alle Pmi risultano tanto più importanti alla luce della crisi economica in corso; anche per questo, le Pmi possono accedere ai finanziamenti attraverso numerosi canali. Il primo e più sviluppato è senz’altro quello bancario; i grandi gruppi, le Bcc e gli altri istituti di credito dedicano ogni anno decine di miliardi di euro in linee di credito riservate alle Pmi. Unicredit, ad esempio, ha concesso finanziamenti alle Pmi pari complessivamente a 35 miliardi di euro a settembre, in aumento del 13% rispetto al 2007; il gruppo Intesa Sanpaolo, in 40 anni di attività, ha erogato complessivamente 16 miliardi di euro in finanziamenti alle piccole e medie imprese, con una crescita pari al 14% nel solo 2007. Oltre al canale bancario, i finanziamenti alle Pmi provengono anche dalle istituzioni italiane ed europee: a ottobre, il governo ha varato un pacchetto “anti-crisi” che aiuta in primis le Pmi, prevedendo tra l’altro anche l’istituzione di un fondo apposito di finanziamento per 600 milioni di euro (successivamente accresciuto sino a quota 650 milioni). Anche gli enti locali, e in particolare regioni e comuni, stanziano regolarmente finanziamenti ad hoc alle Pmi con finalità specifiche, per favorire l’innovazione e la differenziazione delle industrie presenti sul territorio. Dall’Unione Europea, infine, arrivano appositi finanziamenti per la crescita e l’internazionalizzazione delle Pmi degli Stati membri.