
La ricerca può ben essere definita come il motore portante dell’innovazione scientifica e industriale in Italia e nel mondo; per questo, i finanziamenti alla ricerca costituiscono una voce di spesa di fondamentale importanza nei bilanci dello Stato e delle imprese italiane. Stando a stime del ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (Miur), i finanziamenti alla ricerca in Italia derivano per il 53% da fondi pubblici e per il 47% da investimenti privati. Le singole imprese provvedono a finanziare in parte le attività di ricerca interne, ma fondi importanti giungono spesso anche dalle associazioni nazionali di categoria. Il peso del settore pubblico resta comunque determinante, soprattutto quando si parla di finanziamenti alla ricerca nelle università. Il documento di riferimento per i finanziamenti statali alla ricerca è il Programma nazionale di ricerca, approvato dal Comitato interministeriale per la programmazione economica anche sulla base degli obiettivi fissati nel più generale Documento di programmazione economica e finanziaria. Il Miur gestisce numerosi fondi di finanziamento per la ricerca, come il Prin (riservato ai progetti di rilevante interesse nazionale messi in atto dalle Università), il Fisr (destinato tanto a enti pubblici quanto a privati), il Far (pensato per le imprese) e il Firb (fondo di finanziamento per favorire la collaborazione tra università e imprese). Agli interventi statali si sommano i finanziamenti regionali per la ricerca, volti allo sviluppo dei sistemi produttivi locali, e quelli europei, attraverso contributi diretti e indiretti. In particolare, la Commissione europea stanzia finanziamenti ai singoli progetti di ricerca sulla base degli obiettivi fissati nel Programma quadro comunitario, e predispone dei fondi strutturali per cofinanziare progetti e programmi gestiti dai singoli stati membri. In Italia, il decreto ministeriale del 3 settembre 2008 stabilisce la cumulabilità delle agevolazioni alla ricerca con quelle sotto forma di credito di imposta.